Astrocartomanzia
La parola cartomanzia deriva dalla combinazione di due parole greche “chartes” che
in greco significa carta papiracea, o semplicemente carta, e “manteia” (divinazione),
ossia la divinazione mediante le carte che era uno dei vari mezzi di cui disponevano
gli antichi nel tentativo di rimuovere il velo del futuro.
Una ricostruzione storica di questo mezzo divinatorio, venuto solo in tempo successivo
a cumularsi agli altri più antichi, come la contemplazione degli astri,
l’esame degli intestini delle vittime, il volo degli uccelli, ed altri
svariati mezzi escogitati dall’intuizione e dalla curiosità umana,
appare oltremodo difficile. L’attribuzione fatta da qualche studioso dell’invenzione
delle carte al miniaturista di corte del re Carlo VI di Francia, tale Gringonneur,
al quale furono versati per la decorazione di tre mazzi di carte di diversi colori “cinquante-six
sols parisis” è ipotesi priva di qualsiasi serietà scientifica
essendo comprovato che già prima del 1392 –data in cui il miniaturista
Gringonneur preparò le carte per il divertimento del re di Francia- esistevano
dei mazzi di carte da gioco probabilmente ripetenti con simbolismo ispirato all’antico
gioco degli scacchi, carte da gioco sicuramente preesistenti sia in Italia che
in Germania. Inoltre, lo stesso fatto che il prevosto di Parigi ponesse nel 1397
il divieto di giocare a carte, è sicuro indizio che tale gioco avesse
raggiunto da tempo una diffusione perturbatrice tale da rendere politicamente
necessaria l’adozione di detto mezzo repressivo di pubblica sicurezza.
Una delle circostanze che è negativamente concorsa a impedire ogni obiettiva
e spassionata ricerca circa l’origine del Tarocco, e di conseguenza a screditarne
l’attendibilità del valore divinatorio, è certamente il fatto
che di tale ricerca si siano occupati spiriti esaltati da un’autosuggestione
delirante di misteriosità ad ogni costo.
L’origine della divinazione mediante cartomanzia è sicuramente da
rintracciarsi nei precedenti vari mezzi divinatori diffusi in tutto il mondo
antico dove addirittura la divinazione era un’istituzione di Stato diretta
a captare la volontà degli dei, nonché nel mondo medioevale dove
ogni mezzo divinatorio, sia nel campo cristiano che nel campo islamico, era perfuso
di superstizione religiosa.
Dato pertanto che, come avviene tuttora, molte persone traggono facilmente pronostici
da qualsiasi fenomeno casuale del mondo esterno, nulla di strano che, disponendo
di qualsiasi mezzo simbolico, creato originariamente al fine di passatempo distensivo,
si passasse ad attribuire, alla combinazione casuale di detti oggetti, il valore
di pronostici. Diremmo pertanto che sia che i Tarocchi provengano dall’antico
Egitto, dall’India, dai Naib arabi passati dalla Spagna in Italia, o da
qualsiasi altro mezzo di gioco, questo è, ai fini della ricostruzione
della cartomanzia, problema non decisivo.
Se si può discutere all’infinito circa l’origine dei 56 Arcani
Minori basati in prevalenza sui numeri e quindi più precisi degli Arcani
Maggiori, è però fuori dubbio che i 22 Arcani Maggiori sono di
origine medioevale, come appare univocamente dalla loro simbologia e dal loro
disegno ispirato sicuramente alle pitture allegoriche medioevali, del Mantegna
in particolare.
L’esperienza dei più attenti studiosi e pratici della scienza divinatoria
cartomantica in genere e del Tarocco in specie, ha dimostrato che il migliore
e più convincente risultato nella utilizzazione delle carte a scopo divinatorio,
si può ottenere soltanto mediante il richiamo della loro simbologia alla
corrispondenza astrologica della singola carta e, soprattutto, mediante decisiva
interpretazione della stessa a seconda del significato della casa astrologica
in cui si è venuta a trovare; oltre al valore della posizione della carta
rispetto alla posizione delle altre. Pertanto, è indispensabile conoscere
il significato delle dodici Case astrologiche e, se si vuole approfondire il
metodo, le Case derivate.
Molti si domandano come possano le carte dare un responso. A questo quesito ha
risposto eloquentemente C.G. Jung nella prefazione de “I King” dove
attribuisce le risposte dell’oracolo al principio di sincronicità,
concetto che formula un punto diametralmente opposto alla casualità. Egli
dice:”… la sincronicità considera la coincidenza degli eventi
in spazio e tempo come significatore di qualche cosa di più di un mero
caso, cioè di una peculiare interdipendenza di eventi oggettivi tra di
loro, come puri fra essi e le condizioni soggettive (psichiche) dell’osservatore
o degli osservatori”. E ancora “come la causalità spiega la
sequenza degli eventi, nella mentalità cinese la sincronicità spiega
la loro coincidenza”.