Pranoterapia

imagesNW22BBP3Prana è un termine che deriva dal sanscrito e il suo significato è Energia Vitale, Respiro; è quell’Energia che permea tutto il Creato. La pranoterapia è una cura che si avvale dell’utilizzo del Prana – definita anche Energia bioradiante- trasmessa dalle mani del pranoterapeuta sul corpo del paziente. È un metodo che potenzia le capacità di ricupero e accelera il processo di guarigione. Il grado di efficacia della cura e il numero dei trattamenti differiscono da un soggetto all’altro per diverse ragioni. In primo luogo dall’età del paziente: sui bambini e sulle persone giovani agisce più rapidamente che sugli anziani i quali oltre alla malattia presentano uno stato fisico di debilitazione generale; in secondo luogo, dallo stato della malattia: più il male è cronico, più lunga e impegnativa risulterà la cura.

Molteplici sono le patologie trattate con successo dalla pranoterapia: artrosi, aller­gie, cervicalgie, bronchiti, coliti, ipertensione, nevrosi, malattie psicosomatiche, et c. Ma l’elenco può continuare: infatti, moltissimi disturbi infiammatori e funzionali sono trattabili con la pranoterapia: il beneficio è sicuro e, cosa importante da non sottovalutare, non vi sono contro­indicazioni.

Sembra ormai un dato di fatto acquisito che ogni essere vivente emani un fluido che interagisce con quello di altri esseri viven­ti. E questo potrebbe spiegare per quale motivo una persona prova istantaneamente simpatia, attrazione, o repulsione verso persone con le quali occasional­mente viene a contatto. Tale fluido -del quale è provvisto ogni essere vivente, e quindi anche il regno animale, ma anche il regno vegetale ne è impregnato- venne per la prima volta foto­grafato dalla famosa Camera Kirlian, nel 1939, tramite la quale gli stu­diosi russi usavano visualizzare l’aura, ossia la parte energe­tica dell’essere vivente.

Verso gli anni ottanta il prof. Giuseppe Ambrosini – esperto in scienze naturali e biofisiche – inventò e brevettò l’ “Elettrovisore per lo studio in scopia di fenomeni ottenuti con l’ausilio di apparati ad alta frequenza”, ideato per la misurazione del bioplasma. A differenza della Camera Kirlian, l’Elettrovisore Ambrosini presenta una stabilità e una ripetitività di immagine e di colore indiscutibile; permette inoltre di vedere la dinamica in tempo reale del manifestarsi del fenomeno. Si può pertanto stabilire che il Prana è presente e identico in ogni massa vivente, ma qualitativamente diverso.

Oggigiorno non vi è ombra di dubbio circa la veridicità dell’effetto benefico della pranoterapia, la cui credibilità è convalidata, oltre che dai continui risultati positivi ottenuti, anche dalla validissima opera portata avanti da studiosi e ri­cercatori di alto livello e serietà ineccepibili.

È infatti possibile verificare e classificare le potenzialità energetiche dei pranoterapeuti tramite speciali apparecchiature scientifiche dalle quali si rileva il tipo di energia emanante dalle mani, nonché, mediante un elet­troencefalografo, l’attività elettrica del cervello in fase di operatività, col risultato di poter determinare il livello di ciascun pranoterapeuta e, quindi, stabilire in quali patologie dovrebbe indirizzare il proprio operato al fine di ottenere un risultato ottimale.

Le frequenze mentali di un pranoterapeuta-sensitivo di 7°-8° livello, controllate tramite elettroencefalografo, risultano molto particolari: partendo dalle onde Beta in stato di veglia, in con­dizioni di rilassamento la frequenza di fondo è un ritmo Alfa, che può essere interrotto da episodi di ritmo Theta; in fase operativa il ritmo dominante è il Theta, a banda fissa, interrotto da episodi di ritmo Delta. Esistono tecniche che permettono un addestramento al fine di conseguire la padronanza a mantenere determinate frequenze in bande fisse con lo scopo di migliorare le potenzialità operative, sia mentali che pranoterapeutiche.

Da “Conoscere la Pranoterapia” ed. Edierre 1989, cap. 16 Configurazione scientifica del pranoterapeuta psichico, esperienze in Italia e all’estero: “Il concetto di PRANOTERAPEUTA PSICHICO porta a definire un pranoterapeuta che utilizza come supporto le possibilità paranormali di cui dispone per sveltire certi processi di ripresa e normalizzazione delle disfunzioni psicofisiche degli ammalati”.

In Italia eminenti studiosi e ricercatori si sono occupati dell’argomento. Un esimio scienziato italiano, dott. ing. prof. Marco Todeschini, specializzato e diplomato in rami della fisica e della fisioneurologia, proposto per il Nobel della Fisica, nella sua opera PSICOBIOFISICA, Centro Internazionale di Psicobiofisica, si espresse favorevolmente sull’utilizzo del fluido bioenergetico a scopo curativo, ovviamente supportando -quale esimio scienziato che fu- questa sua tesi sulle leggi della fisica.

Altro studioso, pioniere della pranoterapia, il dottor Luigi Lapi, medico fiorentino, noto neuropsichiatra ed egli stesso pranoterapeuta, che purtroppo ci ha lasciati nel Giugno ’94, sull’argomento ha scritto interessanti testi: “Pranoterapia scientifica” e “Effetto Prana”.

Altro scienziato di fama internazionale, il neurofisiologo Marco Margnelli, per anni fu ricercatore del CNR, e in seguito le sue ricerche si orientarono sulla fisiologia della meditazione e sugli stati alterati di coscienza, sull’estasi mistica, argomenti sui quali scrisse numerosi libri. In oltre dieci anni di attività, ha testato e addestrato moltissimi pranoterapeuti a controllare la loro attività elettroencefalografica constatando che questa pratica favorisce molto la slatentizza­zione delle energie non ancora sfruttate.

Abbiamo qui sopra menzionato, per ovvie ra­gioni di spazio, solo una parte di quegli studiosi, scienziati, e sperimentatori che hanno fatto luce circa le potenzialità e l’utilizzo di questa terapia alternativa, ma per chi volesse approfondire l’argomento, esistono oggi in commercio numerosi testi.

E, per finire …un esperimento per chi volesse testare il proprio fluido energetico, per constatare se possiede un fluido curativo. Più di qualcuno avrà scoperto di avere il “pollice verde”, o, forse, avrà avuto un’ esperienza personale che lo spinge a chiedersi se sia in possesso o meno di tale fluido. In questo caso può provare a mummi­ficare sostanze deperibili, come prodotti vegetali: un limone, un pompelmo, un’arancia, et c., oppure una fetta di fegato, ossia quelle so­stanze organiche che -a meno che vengano conservate a basse temperature- vanno inevitabilmente incontro all’iter putrefattivo che noi tutti ben conosciamo. La mummificazione si attua ponendo le mani ad una distanza di circa dieci centimetri, per una decina di minuti, tre volte al giorno, per tre o quattro giorni.

Il pranoterapeuta non sostituisce il medico.

http://youtu.be/kPp9fWIsmXQ